Agnelli Pasquali. Plasmare la Pasqua nella pasta di mandorla.

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“Gesuela, curiosa, piangeva più piano.
Tè, le diceva Tano e le metteva in mano una minuscola capretta di creta appena nata, la testa reclinata e gli occhi chiusi nel sonno dell’innocenza.
Tè un’altra capretta nella medesima posizione, testa a terra, occhioni aperti, le labbra socchiuse in un sorriso.
La Pecora di Pasqua, di Simonetta Agnello Hornby.

Gesuela è la protagonista de “La pecora di Pasqua”, un romanzo ambientato a Favara e scritto da Simonetta Agnello Hornby. La Città teatro del romanzo è rinomata proprio per la produzione di una delle più famose versioni dell’agnello Pasquale, quella che presenta una farcitura al pistacchio.
Il racconto ci parla — con ricette correlate — di un amore segreto e di un altro impossibile, tra capre giurgiuntane e pecorelle di pasta reale.
La ricetta di base è semplice e per realizzarla abbiamo chiesto aiuto alla Signora Lilli, che ci ha proposto la sua personale versione, risultato di una commistione di ricette antiche, prove, sbagli, rimedi e tanto amore. Ve la riportiamo di seguito:

Ingredienti: 1 kg di farina di mandorle;
800 g di zucchero a velo;
1 cucchiaio di miele;
2/3 mandorle amare, come da tradizione (o 1 cucchiaino di essenza di mandorle amare in sostituzione);
130 mL di acqua; 400 g di mandorle tritate a coltello

1 kg di farina di mandorle;
800 g di zucchero a velo;
1 cucchiaio di miele;
2/3 mandorle amare, come da tradizione (o 1 cucchiaino di essenza di mandorle amare in sostituzione);
130 mL di acqua.

L’amalgama deve essere lavorata a freddo, ponendo in una ciotola la farina e lo zucchero a velo ed aggiungendo lentamente 2/3 mandorle amare tritate a coltello (o l’essenza di mandorla amara in sostituzione) ed il miele. Alla massa dovrà essere pian piano aggiunta acqua, fino ad ottenere una pasta che sia abbastanza dura, ma ancora modellabile. La quantità di acqua necessaria varierà sempre in funzione della capacità di imbibizione della farina di mandorle.

La variante proposta dalla Signora Lilli nasce da un errore commesso in precedenza nella preparazione della stessa ricetta. Avendo lei erroneamente aggiunto in un sol colpo i 130 ml di acqua, tentò di recuperare la consistenza ottimale della massa, aggiungendo 400 g di mandorle con buccia, tritate a coltello o con mixer. Questo escamotage le permise, non soltanto di assorbire l’acqua in eccesso, ma anche di conferire una variegatura alla pasta che sembrava notevolmente rassomigliare la colorazione del vello ovino, dando inoltre una spinta croccante in più sotto ai denti.

Ottenuto un impasto abbastanza duro, sarà necessario riporlo in frigo per almeno 30 minuti, terminati i quali sarà possibile avanzare nella realizzazione. Si proceda ricoprendo gli stampi con della pellicola da cucina e disponendovi l’impasto preventivamente modellato in maniera grossolana.

Unire quindi i due stampi e pressarli vigorosamente. Certi della presa, rimuovere uno dei due stampi ed iniziare a ritagliare la pasta in eccesso con la punta di un coltello. Estrarre la pecorella e rifinire i bordi con le dita. Adagiare la forma su un vassoio e dipingere a piacimento con coloranti alimentari. Per decorare, mettere qualche ovetto di cioccolato ed una bandiera sul dorso simbolo del trionfo e della festa. Anche i più piccoli potranno divertirsi nel colorare queste dolci pecorelle.

Non ci resta che augurarvi buona lettura e buona Pasqua.
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